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TFR, lasciarlo in azienda o destinarlo ad un fondo pensione?

Il Decreto Legislativo 252/2005 ha introdotto per i lavoratori dipendenti la possibilità di scegliere se lasciare il proprio TFR in azienda o destinarlo alla previdenza complementare.

Si è trattato di una novità di rilievo che ha dispiegato i suoi effetti a partire dal 01 Gennaio 2007. Da quella data è scaturito l’obbligo per tutti i lavoratori dipendenti neoassunti di decidere se lasciare il proprio TFR in azienda oppure destinarlo appunto alla previdenza complementare. Trascorsi sei mesi senza che sia stata presa nessuna decisione scatta il silenzio assenso, cioè il meccanismo attraverso il quale il datore di lavoro versa il TFR maturando alla forma di previdenza complementare individuata dagli accordi collettivi aziendali o a quella con più aderenti se sono presenti contemporaneamente più forme pensionistiche in azienda.

Come ultima ipotesi, se non si verificasse nessuna delle situazioni appena previste, il TFR rimane in azienda (se l’azienda stessa ha meno di 50 dipendenti) o viene trasferito presso FONDINPS se l’azienda ha più di 50 dipendenti. Ricordiamo che in caso di inerzia del lavoratore la decisione di lasciare il TFR in azienda può comunque essere modificata successivamente, per trasferire il TFR maturando alla forma di previdenza complementare prescelta.

Nel caso di adesione ad un fondo collettivo se il lavoratore versa su quel fondo dei contributi aggiuntivi di tasca propria, e se previsto dagli accordi collettivi dei vari contratto di lavoro, può obbligare il proprio titolare a versare una ulteriore quota aggiuntiva di pari importo, il contributo datoriale, solitamente una determinata percentuale della retribuzione lorda, spesso l’ 1%. Cosa che non succede invece con la scelta di versare il TFR in un fondo di previdenza complementare.

Cosa fare allora del proprio TFR? Meglio lasciarlo in azienda o destinarlo ad una forma di previdenza complementare? Quali sono gli elementi più importanti da considerare prima di prendere una decisione?

Per rispondere a queste domande è necessario prendere in considerazione diversi aspetti, riconducibili a tre temi principali: la fiscalità, i rendimenti del TFR nelle varie opzioni e la pianificazione futura per mettersi al riparo da imprevisti e necessità improvvise di denaro.

FISCALITÀ.

In tema di fiscalità la bilancia pende decisamente a favore del versamento del TFR in un fondo pensione.

Questo perchè, se lasciato in azienda, il TFR al momento della sua liquidazione verrà tassato in base all’aliquota IRPEF di riferimento, che varia da un minimo del 23%, per i redditi fino a 15.000 € annui, ad un massimo del 43% per i redditi lordi superiori a 50.000 € annui.

Se versato in un fondo pensione invece, il TFR verrà tassato seguendo le regole previste per gli accantonamenti previdenziali.

A tal proposito la legge prevede che quanto maturato in un fondo pensione venga tassato nella misura del 15%, con una riduzione dello 0,3% annuo per ogni anno di permanenza nel fondo successivo al 15°, fino ad una tassazione minima del 9% per chi permane in un fondo pensione per 35 anni o più. Praticamente più a lungo resti iscritto ad un fondo pensione, maggiore è il vantaggio fiscale che puoi garantirti.

Considerando che il TFR accantonato ogni anno corrisponde a circa una mensilità, l’effetto di questo maggior risparmio in relazione all’intera carriera lavorativa, si traduce in diverse migliaia di euro a tuo favore.

Inoltre il TFR in azienda è soggetto annualmente all’imposta del 17% sui rendimenti realizzati mentre il rendimento del fondo pensione viene tassato al 20% salvo che per la parte investita in titoli di Stato, che viene invece tassata molto meno, appena il 12,5%.

Considerando che molti gestori di fondi pensione investono gran parte del proprio patrimonio proprio in titoli di Stato, la tassazione reale diventa decisamente inferiore al 20%, mediamente attorno al 15%.

RENDIMENTI.

Esiste una grossa differenza nel metodo di calcolo dei rendimenti del TFR nelle due opzioni. Se lasciato in azienda viene rivalutato di anno in anno nella misura fissa dell’ 1,5% più il 75% del tasso di inflazione riferito all’anno precedente.

Si tratta di un sistema altamente conveniente negli anni in cui l’inflazione è molto alta, come nel 2022 e verosimilmente nel 2023. Discorso diverso negli anni di bassa inflazione o di deflazione, cioè inflazione negativa. In quei casi la rivalutazione del TFR praticamente si riduce alla sola componente fissa o poco più. È ciò che sta succedendo in questo periodo storico, salvo le eccezioni sopra indicate.

Tramite i fondi pensione invece è possibile partecipare al rialzo dei mercati finanziari e godere di un maggior guadagno nel lungo periodo. Ognuno in base alla propria sensibilità, scegliendo tra le diverse opzioni proposte, ognuna con una composizione diversa in termini di obbligazioni, azioni e altri strumenti finanziari.

Se prendiamo a riferimento i dati forniti dalla Covid, l’organismo che vigila e regolamenta i fondi pensione, possiamo vedere come, ad esempio tra il 2008 ed il 2017, mantenere il TFR in azienda sia stata una scelta sfavorevole rispetto all’adesione a forme di previdenza complementare.

PIANIFICAZIONE.

Con questo termine intendo la gestione attiva e ponderata delle proprie entrate e uscite nel corso del tempo. Una vera e propria pianificazione finanziaria di cui la gestione del TFR è solo uno dei tanti elementi. Premesso che nessuno può sapere se e quando dovrà sostenere delle spese impreviste o se vedrà ridotte improvvisamente le proprie entrate, è sempre bene dotarsi di tutti gli strumenti utili a fronteggare situazioni di emergenza per non venirne travolti.

Prima di decidere se lasciare il TFR in azienda o destinarlo ai fondi pensione è necessario sapere che ci sono delle differenze nei tempi, nei modi e soprattutto nei limiti massimi con cui si può attingere a quegli accantonamenti. Va specificato innanzitutto che sono diversi i totali da cui si calcola la quota di TFR maturando che può essere richiesta dal lavoratore che ne avesse bisogno prima di arrivare al pensionamento. Nel caso del TFR in azienda si fa infatti riferimento alla quota di TFR ed al suo rendimento. Nel caso dei fondi pensione ci si riferisce invece al totale della propria posizione, comprensiva di contributi del lavoratore, contributi del datore di lavoro, quota di TFR e suo rendimento finanziario.

Inoltre, come già specificato nella parte dell’articolo relativa ai benefici fiscali, la tassazione di quanto riscattato è molto più bassa nel caso si attinga agli accantonamenti al fondo pensione. Quest’ultimo strumento permette inoltre di richiedere anticipi anche in più di un’occasione ed i propri soldi sono sempre a disposizione senza ulteriori limiti.

Nel caso di TFR in azienda invece la rischiesta di riscatto può essere presentata una volta sola nel corso del rapporto di lavoro. Per riceverla però deve essere rispettata l’ulteriore condizione che tale richeista non sia fatta contemporaneamente da più del 10% degli aventi diritto e nel limite del 4% totale dei lavoratori. Significa che se nella tua azienda si presentano in tanti nello stesso momento a richiedere l’anticipo del TFR potresti veder negata la tua richiesta per i limiti sopra indicati solamente perchè i tuoi colleghi sono stati più veloci di te nel presentare la domanda.

Ultimo, ma non meno importante per decidere cosa fare del proprio TFR, è l’aspetto legato alla solvibilità / sicurezza della propria azienda.

In un contesto come quello attuale, fatto di continui fallimenti aziendali, cambi di proprietà, shock economici mondiali e crisi finanziarie che coinvolgono tutti, lasciare il proprio TFR in azienda potrebbe essere molto rischioso se questa non dovesse essere in grado di far fronte ai propri impegni o peggio ancora andare in fallimento. In quel caso infatti il lavoratore potrebbe recuperare il proprio TFR solo con l’aiuto del fondo di garanzia istituito presso l’INPS. Con tutte le lungaggini e le noie del caso. Diversa la situazione di chi ha aderito ad un fondo previdenziale. In quel caso il TFR sarebbe già al sicuro perchè portato fuori dall’azienda fin da subito e quindi non sottoposto al rischio di fallimento.

Un’ultimo elemento da considerare. Se aderisci alla previdenza complementare tramite un fondo pensione o un PIP, oltre al TFR puoi versarci ulteriori capitali, usufruendo di un’ulteriore importante deduzione fiscale e ritrovarti così dei soldi in più nella busta paga di Luglio.

Per saperne di più clicca sul link qui sotto.

Rivalse: quando un dettaglio puo’ fare la differenza

Spesso nella nostra vita quotidiana ci capita di imbatterci in situazioni nelle quali non abbiamo accesso, per impossibilità o nostra negligenza, a delle informazioni importanti.

Si può trattare dei dettagli di un contratto, ad es. per l’acquisto di un abbonamento ad una rivista o per fruire dei servizi di telefonia, o di come sono preparati i pasti che consumiamo al ristorante fino a come fare per restituire un vestito difettoso comprato nel periodo dei saldi.

Molte volte non entrare nei dettagli di uno di questi argomenti ci permette di prendere decisioni più veloci e più a cuor leggero, contando sul fatto che andrà tutto bene.

Ma se così non fosse?

Ti è mai capitato di dover sporgere un reclamo verso la tua banca o la tua compagnia telefonica per un disservizio o un costo di cui non eri a conoscenza e sentirti dare delle risposte come “è tutto scritto nel contratto”, “il suo abbonamento non prevede questa garanzia” o ancora “ci deve pagare per questa spesa, il contratto è così”?

Se la risposta è si allora ti consiglio di controllare subito la tua polizza auto.

Esiste infatti la possibilità che in caso di incidente stradale la tua compagnia, dopo aver liquidato il danneggiato, venga a chiederti dei soldi.

Hai capito bene, il pagamento del premio annuo potrebbe non essere l’unica occasione in cui devi dare dei soldi alla tua assicurazione.

Potresti sentirti dire “caro cliente, hai causato un incidente, noi abbiamo pagato i danni alle vetture ed alle persone coinvolte, ma ora tu ci devi restituire una parte di quanto abbiamo speso per colpa tua”.

Si tratta del DIRITTO DI RIVALSA: cioè il diritto della società, scritto nero su bianco sul tuo contratto di assicurazione, di chiederti un contributo al risarcimento.

In realtà molto spesso tale diritto non è nemmeno riportato sul contratto che ti viene consegnato ma è richiamato nelle condizioni generali di polizza, e spesso il fascicolo informativo non ti viene nemmeno consegnato e non ti viene dato il tempo di sfogliarlo e decidere in modo sicuro come assicurarti e quali garanzie inserire in polizza.

Ecco che allora tu esci dall’agenzia convinto di essere tutelato ma potresti scoprire poi in caso di incidente che ci sono delle limitazioni ed esclusioni al risarcimento da parte della tua compagnia assicurativa.

E sicuramente non è bello ritrovarsi a dover sborsare due, tre, cinque mila € dopo aver fatto un incidente, e magari essere così costretto a rinunciare alle vacanze estive o a quel viaggio per il quale stai risparmiando da mesi.

Oltre al danno la beffa, verrebbe da dire.

Già, perchè se causi un incidente ti vedrai sicuramente costretto a spendere dei soldi per riparare la tua auto, quasi sicuramente ti vedrai aumentare il premio di polizza l’anno successivo (a meno che tu non abbia inserito nella polizza la garanzia “bonus protetto” di cui ho già parlato in un altro articolo del blog) e senza protezione dalle rivalse dovrai pure contribuire alla riparazione degli altri veicoli tirando fuori soldi di tasca tua.

Sono diverse le situazioni nelle quali la tua compagnia si può rivalere su di te.

Le più comuni sono legate al rispetto delle norme relative all’abilitazione alla guida, alla revisione ministeriale del veicolo, o quando dimentichi di rinnovare la patente appena scaduta.

Ma ci sono anche altri tre casi che potrebbero inguaiarti e che sono i più frequenti:

  • guida in stato di ebbrezza alcolica
  • danni subiti dai terzi trasportati, per trasporto non in conformità alle norme di legge
  • veicolo guidato da persone sotto l’influenza di sostanze stupefacenti o psicotrope.

Posto che il rispetto delle norme del codice civile deve essere sempre un dovere per chiunque si metta alla guida di un qualsiasi veicolo, sono sicuro che anche a te è capitato di trasportare persone che non indossassero le cinture di sicurezza.

Soprattutto sui sedili posteriori.

Quello è un tipico esempio di trasporto non conforme alle norme di circolazione. E’ una situazione che in caso di incidente farebbe scattare il diritto di rivalsa della tua compagnia.

Un altro caso, più comune di quello che si pensi, è il trasporto di bambini senza i necessari dispositivi di sicurezza ed il giusto seggiolino. Magari perchè “tanto devo fare solo pochi metri per andare a prenderlo a scuola, cosa vuoi che succeda?“

Beh, può succedere che in caso di incidente la compagnia eserciti il suo diritto di rivalsa e ti costringa a pagare qualche migliaio di euro.

Attenzione anche alle sostanze stupefacenti/psicotrope. Sappiamo tutti che non si possono assumere droghe e mettersi alla guida. Non c’è bisogno di ribadirlo. Ma le sostanze psicotrope? Cosa sono? Sono sostanze che agiscono sulle funzioni psichiche, magari con l’obiettivo di curare una malattia, ad esempio la depressione. Anche la loro assunzione ti espone al rischio di applicazione della rivalsa assicurativa in caso di incidente. C’è tanta gente che assume regolarmente questo tipo di farmaco ma non è neppure informata della possibile azione di rivalsa…

Nemmeno l’alcol ovviamente va d’accordo con la guida dei veicoli. Basta poco per sentirsi dire che il tasso alcolemico è superiore al limite consentito dalla legge e quindi rischiare di non essere adeguatamente coperto dalla tua assicurazione in caso di incidente stradale. Per i neopatentati il tasso di tollerato è addirittura zero.

Ecco allora l’importanza di inserire in polizza la rinuncia al diritto di rivalsa da parte della compagnia. Bastano pochi euro l’anno per stare più sereni ed avere la certezza di dover sborsare dei soldi solo al momento del pagamento del premio. A tutto il resto ci penserà la tua assicurazione.

CAI: il modulo da compilare in caso di incidente.

Uno dei principali problemi che gli assicurati riscontrano è la gestione del sinistro. Soprattutto quando si tratta di incidenti stradali.

Un pò per l’emotività del momento, un pò per mancanza di informazioni, spesso si commettono in buona fede degli errori che possono pregiudicare l’ottenimento del giusto rimborso.

I più sanno che devono compilare il modulo di Constatazione Amichevole di Incidente (CAI) ma spesso non sanno nemmeno da dove cominciare perchè non hanno mai fatto un incidente o perchè nessuno gli ha mai spiegato come fare.

Vediamolo assieme.

Come vedi dalla foto il modulo è diviso in diverse parti.

Nella prima, in alto, vanno riportati i primi dati del sinistro: data e luogo di accadimento. Non dimenticare mai di inserire l’anagrafica, comprensiva di numero telefonico, di eventuali testimoni perchè potrebbero esserti utili in caso di divergenza di interpretazione del sinistro da parte dei soggetti direttamente coinvolti e delle loro compagnie assicurative.

Più sotto ci sono tre colonne.

In quella blu, dovrai inserire i tuoi dati. Quelli anagrafici, quelli che identificano la tua assicurazione e quelli che identificano il conducente del veicolo al momento del sinistro.

Stessa cosa dovrà fare la controparte nella colonna gialla.

Come vedi il modulo CAI è predisposto per incidenti tra due veicoli per cui se ci fossero più veicoli andrebbero compilati più CAI. Ad esempio se l’incidente riguarda tre auto bisognerà compilare due moduli CAI.

Nella parte bassa delle due colonne blu e gialla è riportato un disegno che puoi sfruttare per indicare il punto in cui i veicoli hanno subito dei danni. E centralmente puoi anche inserire di tuo pugno un disegno per descrivere la dinamica del sinistro.

Più sotto ancora trovi una sezione “osservazioni” dove puoi scrivere liberamente quello che ritieni utile per la gestione del sinistro.

La colonna centrale è forse quella meno conosciuta e utilizzata dai più ma è anche quella che permette di ottenere più velocemente ed in maniera corretta il risarcimento del danno.

Consta infatti di una serie di opzioni per descrivere la dinamica del sinistro.

Dovrai barrare quella che ritieni descriva più correttamente il sinistro.

In realtà dovrai barrarne due: una relativa al tuo veicolo e una relativa al veicolo della controparte.

Ad esempio se il veicolo A uscendo in retromarcia da un parcheggio urta un veicolo fermo, si dovrà barrare l’opzione 14 per il conducente del veicolo A (retrocedeva) e l’opzione 1 (in fermata / in sosta) per il veicolo B. In tal modo sarà evidente che la colpa è interamente del conducente del veicolo A e si potrà procedere in tempi molto rapidi e senza contestazioni al risarcimento del danno.

Soprattutto se ci sono entrambe le firme dei conducenti in fondo alla colonna centrale. Quelle firme fungono da certificazione della dinamica dei fatti.

Nel caso invece ci sia discordanza sull’attribuzione di responsabilità, oppure la controparte non voglia firmare il CAI o per qualche motivo non ti sia stato possibile raccogliere la sua firma, la cosa migliore da fare è comunque compilare il CAI con la tua versione dei fatti, la tua firma, i dati dell’eventuale testimone e presentarlo appena possibile alla tua agenzia.

L’utilizzo del modulo CAI serve anche a evitare spiacevoli sorprese se la controparte non è corretta al 100% nei tuoi confronti.

Due in particolare.

Può capitare che, soprattutto chi si sente in torto, con la scusa della fretta rimandi la compilazione del CAI ad un momento successivo. Attenzione perchè potrebbe essere un modo per svincolarsi da te e presentare un CAI monofirma alla propria compagnia stravolgendo a suo favore la dinamica dei fatti. È sempre bene procedere subito alla compilazione del modulo, anche se hai/avete fretta.

Se invece il danneggiante ti propone di riparare il veicolo senza interpellare le assicurazioni e tu accetti, ti consiglio comunque di compilare il CAI in via precauzionale, anche se poi non lo presenti subito in compagnia nel periodo in cui sei in attesa della riparazione del veicolo. Se effettivamente la controparte ti risarcisce correttamente puoi strappare quel modulo, altrimenti puoi tutelare i tuoi interessi e procedere con il normale iter di denuncia del sinistro.

Ricorda un’ultima cosa: il modulo CAI è predisposto in quattro copie.

Due per te e due per la controparte.

Una volta firmate non possono più essere corrette. Tieni per te le prime due copie: una resterà a te e l’altra andrà consegnata in agenzia per aprire il sinistro.

Tutela legale: una garanzia che non dovrebbe mai mancare nella tua polizza auto.

Ti è mai capitato di ascoltare un telegiornale la sera appena rientrato a casa? Magari dopo una lunga giornata di lavoro conclusa con un’ora di strada, traffico, ciclisti, auto, camion e pedoni? Hai mai notato quali sono le notizie che vengono lanciate per prime?

Te lo dico io.

Tralasciando la politica ed i fatti legati a grandi eventi sportivi e culturali, solitamente si tratta di casi di cronaca nera.

Incendi, furti, esplosioni, omicidi, incidenti stradali.

Già, incidenti stradali.

Quelli che causano ogni anno un numero impressionante di vittime, tra le 2.500 e le 3.300 secondo i dati ISTAT, e mediamente ancora più feriti, 250.000 ogni dodici mesi, sempre secondo i dati ISTAT.

Incidenti stradali che hanno comportato per le compagnie assicurative indennizzi per un ammontare superiore a 10 miliardi di euro!!!

Ti basta rifletterci un attimo e sono sicuro che anche tu ne ricorderai almeno un paio di clamorosi: l’investimento e uccisone dell’ex campione di ciclismo Rebellin, il bus precipitato da una scarpata in Spagna con a bordo più di 50 studenti, l’auto che fuori controllo sfonda la vetrina di una pasticceria a Monza, fino ai maxitamponamenti in autostrada che si verificano puntuali ogni anno con l’inizio delle vacanze estive.

Una sfilza di casi e dinamiche che dovrebbero farti riflettere su quanto sia facile essere coinvolti in un incidente e causare un danno da diverse decine di migliaia di euro. Milioni in alcuni casi.

E anche se sei attento alla guida ricorda, gli altri potrebbero non essere altrettanto bravi. La tua sicurezza in strada non dipende solo da te…

E quasi tutti i servizi del tg si concludono con le dichiarazioni alla stampa rilasciate dall’avvocato della vittima, ben deciso ad intentare causa contro chiunque ed a trascinarlo in tribunale.

Magari anche a ricorrere in appello se qualche giudice non dovesse soddisfare le sue richieste e finire poi in cassazione per affrontare il terzo e ultimo grado di giudizio.

Nessuno sa cosa succederà a priori e a chi verrà data ragione alla conclusione dell’iter giudiziario.

Di una cosa però puoi essere certo: appena iniziato quell’iter inizierà anche un vortice di spese giudiziarie fatte di parcelle, perizie, carte bollate, spese amministrative, spese dei periti, spese processuali e così via, fino a mettere assieme un lungo elenco di voci, ognuna delle quali costa diverse centinaia, se non addirittura migliaia di euro.

Ti sei mai chiesto cosa avresti fatto tu al posto del responsabile dell’incidente per il quale gli avvocati della controparte sono già sul piede di guerra?

O magari cosa succede se il semaforo diventa rosso mentre stai passando e finisci col subire un incidente grave?

Probabilmente anche tu ti affideresti ad un buon avvocato per “la difesa dei tuoi interessi in sede giudiziale ed extragiudiziale”, così direbbero i legali.

Magari gli avvocati stessi ti consigliano di farlo per riuscire a spillare qualche euro in più di indennizzo.

Quello però che non ti dicono è che nel frattempo sarai tu a dover spendere senza nemmeno avere la certezza di un risultato favorevole e senza riuscire a fare un conteggio preventivo del totale delle spese a tuo carico.

Ecco che allora, in caso di sconfitta in tribunale, la volontà di ottenere di più o semplicemente la necessità di doverti difendere davanti ad un giudice, possono diventare un terribile boomerang per il tuo conto in banca.

Pensa anche allo stress che ne deriva: hai causato un incidente e ferito una persona.

Vieni citato immediatamente e devi comparire in tribunale per difenderti e cominci un lungo iter giudiziario che potrebbe protrarsi anche per molti mesi, durante i quali vivrai nell’incertezza di non sapere ciò che succederà.

Nel frattempo hai già aperto il portafoglio per pagare il carrozziere che ha aggiustato la tua auto incidentata perchè comunque ti serve per andare a lavorare, non puoi farne a meno. Scade la polizza e ti ritrovi a perdere due classi di merito e quindi a pagare un premio più alto. Intanto il tuo avvocato ti dice che ci sono da sborsare i soldi per quella perizia e per presentare il ricorso in tribunale.

Il gruzzoletto dei tuoi risparmi, che avevi costruito faticosamente nel corso degli anni, comincia a scendere inesorabilmente. E più guarderai il tuo conto in banca scendere e più ti chiederai come avresti potuto fare per evitare di cacciarti in quella situazione.

Vorresti riavvolgere il nastro del tempo e tornare indietro, magari fino all’istante prima di decidere di passare comunque da quel semaforo mentre diventava rosso. Purtroppo però non esiste nessuna macchina del tempo miracolosa.

E se esistesse ti consiglierei di tornare ancora un pò più indietro, fino al giorno in cui sei entrato in agenzia per stipulare o rinnovare la tua polizza auto.

E se fossi lì con te ti direi di inserire in polizza anche la garanzia tutela legale.

Ti starai chiedendo a cosa serva.

Beh, riprendiamo la nostra macchina del tempo e torniamo al momento in cui hai causato un incidente. Questa volta però nella tua polizza è presente anche la tutela legale. Ed ecco che tutto cambia. Ecco che hai una maggiore serenità nell’affrontare quell’imprevisto perchè sai che la tua compagnia assicurativa coprirà anche le spese legali e non dovrai far altro che chiamare il loro numero verde o la centrale operativa preposta (ormai tutte le più valide compagnie assicurative hanno la loro) e farti assistere passo passo da chi ha alle spalle molti anni e ancor più numerosi casistiche di incidenti simili al tuo.

A questo serve inserire la tutela legale: a non trovarsi in difficoltà economica a seguito di incidente stradale o a non potersi affatto difendere in modo adeguato o con l’aiuto dei migliori professionisti perchè ti ritrovi momentaneamente a corto di soldi.

La società assicurativa infatti, in cambio di pochi euro all’anno spesi per acquistare la garanzia tutela legale, si farà carico, nel limite del massimale indicato nella polizza stessa, delle spese necessarie all’assicurato per la difesa dei suoi interessi in sede extragiudiziale e giudiziali.

Ecco alcuni dei casi compresi solitamente nella garanzia, quelli più frequenti o nei quali è più pericoloso imbattersi:

  • sostenere l’esercizio di pretese al risarcimento dei danni da circolazione a persone o cose per fatti illeciti di terzi
  • sostenere la difesa in procedimenti penali per delitti colposi e contravvenzioni relativi ad incidente stradale
  • assistenza nei procedimenti di dissequestro del veicolo assicurato, sequestrato a seguito di incidente stradale
  • sostenere la difesa in procedimenti penali per delitti dolosi o preterintenzionali conseguenti ad incidente stradale
  • proporre opposizione avverso sanzioni amministrative accessorie di ritiro, sospensione o revoca della patente in caso di violazione del Codice della Strada
  • assistenza nei casi di pirateria stradale e spese per eventuale investigatore necessario per l’identificazione del responsabile del fatto
  • assistenza nei procedimenti relativi alle casistiche in cui deve essere richiamato il fondo vittime della strada

Come hai potuto vedere sono molti i casi in cui ti può essere utile questa garanzia.

Ricorda anche che dal 2017 è cambiato il codice della strada e si sono inasprite le pene e complicate terribilmente le cose per chi causa un incidente nel quale rimangono seriamente ferite una o più persone.

Se vuoi dormire sonni tranquilli anche senza conoscere tutti gli aspetti di dettaglio di questo cambiamento nella normativa inserisci la tutela legale nella tua assicurazione auto e chiedi sempre il massimale più alto che la tua compagnia può offrirti.

Affrontare un processo civile e/o penale ed arrivare fino in cassazione potrebbe costarti anche qualche decina di migliaia di euro.